martedì 18 settembre 2018

I 40 anni di Castello Banfi


Nel  1978  John e Harry Mariani acquistarono i primi terreni a Montalcino e misero a dimora la prima barbatella di Sangiovese. Da allora sono trascorsi quarant’anni di straordinaria passione, di continue ed avvincenti sfide, di irripetibili successi. Un percorso importante per Banfi che, in soli quattro decenni, ha realizzato una bellissima storia costruendo un marchio conosciuto in tutto il mondo e legandosi indissolubilmente allo sviluppo di Montalcino e del suo territorio. Negli ultimi anni l’amore per la Toscana ha avvicinato Banfi a nuovi territori, tra i più vocati della regione, come Bolgheri, Maremma, Chianti e Chianti Classico. Ben più datato è, invece, il legame con il Piemonte che risale agli stessi anni della fondazione di Banfi a Montalcino. E dopo 40 anni, Cristina Mariani-May, terza generazione famigliare, coordina le attività dell’azienda con lo stesso amore, la stessa passione e dedizione, per produrre vini di qualità.


La storia di questi 40 anni di Banfi si può raccontare attraverso i quattro pilastri che l’hanno accompagnata lungo il suo cammino: il pionierismo, la ricerca, l’innovazione e la sostenibilità. Tracciare la strada per primi, esplorare nuove frontiere, guardare al futuro pur restando ben ancorati alle tradizioni e alle origini, questo è lo spirito che ha sempre guidato le scelte di Banfi che, fin dall’inizio, ha creduto nelle enormi potenzialità vitivinicole del territorio di Montalcino e del suo vitigno simbolo, il sangiovese, promuovendo studi scientifici innovativi sui suoli e sul sangiovese, fino ad allora dal potenziale in parte sconosciuto. Altrettanto pionieristiche le innovazioni in cantina, così come lo sviluppo di un moderno concetto di accoglienza. Pionierismo, infine, anche nella formazione e nella divulgazione della cultura vitivinicola, punto inscindibile e distintivo del modello Banfi, che ha raggiunto il suo apice nei progetti della Fondazione Banfi, in particolare con Sanguis Jovis – Alta Scuola del Sangiovese.
Sapere, conoscenza, studio, ricerca e sperimentazione, per conoscere e reinterpretare un territorio unico al mondo e per distinguere e valorizzare il modus operandi dell’azienda. Molti e variegati, infatti, sono stati gli studi portati avanti e raccolti nella pubblicazione La Ricerca dell’Eccellenza: la ricerca per Banfi rappresenta un concetto trasversale e in continuo divenire, dalla vigna alla cantina. I risultati della ricerca devono, però, essere tradotti in innovazioni concrete, moderne e perfettamente integrate con l’ambiente in cui l’azienda opera. Innovazioni sia in vigna che in cantina, che hanno l’obiettivo di coniugare sapientemente tecnologie avanzate a sostegno della produzione di vini eleganti ed equilibrati, rispettosi del territorio di origine.
Banfi è custode di un territorio fantastico in cui opera ormai da 40 anni. L’impegno, certificato nell’annuale Bilancio di Sostenibilità (l'edizione 2017 è stata presentata ieri a Castello Banfi), è quello di preservare e consegnare alle future generazioni un territorio ancora più sano, integro e vivibile dell’attuale.
"Come azienda il cui prodotto proviene dalla terra, sappiamo che il nostro successo va di pari passo con il rispetto per l'ambiente", afferma Cristina Mariani-May, "Il nostro operare in modo sostenibile deve continuare ad evolversi, tenendo conto del fatto che ogni azione deve essere socialmente equa, sicura per l'ambiente ed economicamente sostenibile. Operare in modo sostenibile deve migliorare il rapporto con l’ambiente senza, però, ostacolare la qualità della produzione".

L’azienda sta festeggiando questo importante anniversario con una serie di iniziative in Italia e nel mondo. Il primo evento ufficiale è stato a Siena, seguita da Roma, Strevi, sede della cantina piemontese di Banfi, Firenze, il 18 settembre a La Loggia a Piazzale Michelangelo. Seguiranno Zurigo, Berlino, Mosca, Milano, Napoli, Shanghai, Hong Kong, Londra e per finire New York. Gli eventi sono un viaggio emozionale attraverso i vini che hanno fatto la storia di Banfi con una degustazione a banchi d’assaggio.
Un blend di uve compone il vino creato appositamente per i 40 anni. 


Nicoletta Curradi

lunedì 25 giugno 2018

Sommelier Toscana compie dieci anni



Oggi 25 giugno al St. Regis Florence Hotel la presentazione del numero celebrativo




Sommelier Toscana compie dieci anni. La rivista interamente dedicata al mondo della sommellerie del Granducato, diretta dalla giornalista Marzia Morganti Tempestini ed edita dal Gruppo Editoriale, arriva al suo decimo compleanno con un numero speciale, che sarà presentato in anteprima oggi 25 giugno all’Hotel St.Regis Florence di Piazza Ognissanti, in occasione della finale del concorso per eleggere il Miglior Sommelier AIS della Toscana 2018. Un numero speciale anche perché sancisce il passaggio di consegne dalla precedente presidenza di Osvaldo Baroncelli alla nuova, rappresentata dalla persona di Cristiano Cini.

“Le competenze nel 2006, quando ho iniziato il mio primo mandato di Presidenza erano agli albori – ha scritto nel suo ultimo editoriale da Presidente Baroncelli – e  gradualmente, grazie anche alla collaborazione di professionisti esterni, siamo cresciuti. Il progetto di una nuova testata regionale Sommelier Toscana, la creazione di un sito web innovativo, l’attivazione di nuovi canali di comunicazione, il restyling dell’immagine grafica, nuova impostazione comunicativa degli addetti stampa, hanno consentito una crescita costante sia sotto l’aspetto della comunicazione che del marketing. Grazie allo sviluppo di questi tasselli, da applicare a tutti i settori che regolano la comunicazione della nostra realtà,  si sono aperte le porte di un nuovo mondo ad AIS Toscana”.

Tra le pagine di questo numero di Sommelier Toscana, anche la prima intervista da Presidente di Cristiano Cini, che ha sottolineato di voler continuare ad investire e a dare un ruolo di primo piano alla comunicazione, non soltanto verso l’esterno ma altresì tra i soci stessi.

“Nel programma per il quadriennio 2018-2022 ho fatto esplicito riferimento a una maggior concentrazione di deleghe a livello territoriale – ha spiegato – perché è utile, non solo in Toscana ma nell’AIS in generale, far conoscere ai soci in modo più ampio quello che facciamo. Le parole chiave per il mio mandato da Presidente saranno dunque comunicare e condividere”.

A completare l’edizione “Speciale Decennale” di Sommelier Toscana, una serie di degustazioni “best of” dedicate al Brunello di Montalcino e al Chianti Classico Riserva degli ultimi dieci anni, wine tasting di vini leggendari toscani e mondiali da Biondi Santi e Masseto a Romanée-Conti, un focus sulle cantine più belle, interviste ai produttori enologicamente più significativi della regione, e una sezione dedicata alle interviste con realtà del food fortemente connesse ad AIS Toscana, come Roberto Lodovichi Presidente della Federazione Cuochi, l’associazione con cui AIS Toscana condivide il progetto Food&Wine in Progress. Una sinergia che negli anni si è tradotta anche in collaborazione fattiva all’interno della rivista.

CHI E' AIS
L’Associazione Italiana Sommelier, presente su tutto il territorio nazionale con oltre 40 mila soci, si prefigge lo scopo di qualificare la figura professionale del Sommelier e di valorizzare la cultura del vino, svolgendo attività di carattere didattico ed editoriale per diffondere la conoscenza e l’apprezzamento dei vini e delle altre bevande alcoliche. La Sezione territoriale toscana conta circa 4 mila soci.


Nicoletta Curradi


domenica 10 giugno 2018

Marche, what a surprise: a nice territory and excellent wines


The Marche, a splendid, green Italian region, are still little attented by mass tourism, apart from the coastal area. Therefore it is still possible to discover with tranquility the beauties kept in the territory, where people are always hospitable. 
From the mountain ranges to the sandy beaches and cliffs overlooking the sea, the rolling hills where beautiful villages and pleasant food and wine trails are hidden: there are thousands of places to discover in this magical region. Someone has defined the valleys of the Marche "the teeth of a comb". In fact, if you look at a map of the region, you can easily notice that i
streams of water originate from the Apennine chain and descend directly to the Adriatic Sea, running almost parallel to each other, offering precisely the image of the teeth of a comb.
Inhabited since the Iron Age, the Marches were the cradle of Frederick II, born in Jesi in 1194, and later linked their history to the State of the Church until the annexation to the Kingdom of Italy.
The most pleasant and advisable way to deepen the knowledge of the Marche is put into practice through its wines. History, culture, traditions, flavors, atmospheres of the glass that encloses and guards a casket of sensations and suggestions, which speaks to the heart of those who can taste the products of the earth: Wine is the most quoted ambassador of the territory and handed down as much of the ancient is in the modernity.
Marche's viticulture has been able to grow and evolve, renewing itself, without ever betraying its origins. THE
Marche wines are composed of five great grapes: Verdicchio, Pecorino, Passerina for white wines, Sangiovese and Montepulciano for red wines.
The vine that best expresses the potential of the territory is undoubtedly Verdicchio. The most expert winemakers believe that it has the potential to be considered the largest native grape of Italy. This statement may surprise those who have tried only the youngest Verdicchi, sometimes bottled in attractive amphora-shaped bottles.
Up until two or three decades ago the quality was not high. Since then the wines have improved considerably.
Verdicchio takes its name from its color, in fact ripe berries have a very evident green tinge. The young vintages are highly acidic with a green tinge well visible in the glass. After about a decade, the flavors change, but the color remains consistent. The young wine has hints of bitter almond in the mouth with a hint of flavor.
The Verdicchio grape has been grown in central Italy at least since the fifteenth century, although some believe it was cultivated between Jesi and Matelica since the eighth century. However, the Benedictine monks first, Camaldolese then, the reintroduction of viticulture in the Marche.
Verdicchio DOC has already turned 50, while from 2010 there are two DOCG Verdicchio. that of the Castelli di Jesi and that of Matelica. The first refers not just to the castles, but to the fortified villages of medieval origin. The one grown in the Matelica area, in the Esino river valley, the only one in the region that runs from north to south, is less well known, but it is certainly not of inferior quality. The potential of the vine makes wine aging possible, even if not all of them are in agreement. It is certainly a prejudice to be debunked
By tasting the Verdicchio wines you are catapulted into the place of origin of this product, overturning the widespread idea, but in reality unfounded, on the scarce potential of this product. It is necessary to recover the consideration of this grape for too long underestimated.

An  interesting winery


The Tenuta Cocci Grifoni, located in San Savino di Ripatransone, in the province of Ascoli Piceno, is one of the many wineries in the Marche region. It is a family business with almost one hundred years of experience in the production of high quality terroir wines obtained from sustainable agriculture and slow artisan techniques with a low enological impact, which favor the broadest varietal expression to the autochthonous grapes. It is at the forefront of land conservation and biodiversity thanks to the traditional nature-friendly approach. With the rediscovery of the Pecorino vineyard, the company has contributed, in part, to saving a heritage of Italian typicality. Among its products we mention San Basso Passerina and Colle Vecchio Offida Pecorino. Captivating the hand-drawn labels with images of plants or animals.



Nicoletta Curradi 

lunedì 16 ottobre 2017

Il 19 ottobre la presentazione delle Guide de L'Espresso 2018

L’attesissimo appuntamento con le Guide de L'Espresso 2018, organizzato da Pitti Immagine,  è per giovedì 19 ottobre alla Stazione Leopolda di Firenze. A partire dalle ore 11.00, saranno protagonisti i migliori vini d’Italia e si celebreranno i nomi di punta della ristorazione Made in Italy, con la presentazione della nuova edizione delle guide che sono diventate negli anni il punto di riferimento indiscusso del mondo del vino e della nuova cucina italiana: “I VINI D’ITALIA 2018” e “I RISTORANTI D’ITALIA 2018”. E nel pomeriggio - a partire dalle 14.30 - in scena anche la dodicesima edizione dell’asta di Vini Pregiati e da Collezione organizzata dalla Casa d’Aste PANDOLFINI. 
 
In una location d’eccezione come la Stazione Leopolda, a presentare gli eventi della giornata saranno l’amministratore delegato di Pitti Immagine Raffaello Napoleone e il Direttore delle Guide de l’Espresso Enzo Vizzari. L’evento è realizzato da Pitti Immagine, con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Firenze, con la collaborazione di Caraiba Luxury, Acqua Lilia e di Pandolfini Casa d’Aste, e a questa edizione con la sponsorizzazione di Opel. Ad accogliere gli ospiti ci sarà uno speciale allestimento curato dall’architetto Alessandro Moradei.
 
 
 
 
 
Ecco gli appuntamenti che caratterizzeranno la giornata del 19 ottobre:
 
_ in apertura, alle ore 11.00, si svolgerà la presentazione della guida “I Vini d’Italia 2018”. Curata da Andrea Grignaffini e Antonio Paolini, e arricchita di nuovi contenuti, la guida si configura come l’unica in Italia completamente orientata al consumatore. Come la scorsa edizione, uno strumento empirico che presenta un focus su tre distinte classifiche: i “100 vini da bere subito”, i “100 vini da conservare” e i “100 vini da comprare”. A queste si aggiunge un nuovo inedito contenuto: i “100 vini da riassaggiare”, una sezione senza classifica concepita per dare un’ulteriore prospettiva al consumatore, quella evolutiva, con vecchie annate (dal 2013 al 1985) ed etichette che hanno fatto la storia.
 
_ dalle ore 12.00, verrà presentata la guida “I Ristoranti d’Italia 2017” - a cura di Enzo Vizzarri - che festeggia un importante compleanno, la quarantesima edizione. 1979-2018, trentanove anni della migliore ristorazione italiana, ripercorsi, fra storia e cronaca, nelle prime pagine di questa speciale guida. Novità di questa edizione, dopo la rivoluzione dell’anno scorso con l’abolizione dei voti espressi in ventesimi, è rappresentata dall’introduzione dei “cappelli d’oro” attribuiti ai “nuovi classici”: i dieci ristoranti che hanno contribuito in maniera decisiva a cambiare il volto della cucina italiana. La nuova guida fotografa non il mondo della ristorazione italiana ma il vertice della piramide, la parte migliore: circa 2000 locali selezionati fra oltre 200mila insegne, tutti migliori, ciascuno nella propria categoria: dalla trattoria alla tavola a “5 cappelli” (la miglior fascia di qualità, e sono cinque quest’anno i ristoranti con 5 cappelli), dalle enotavole alle cucine etniche, con uno speciale inserto dedicato alle “migliori pizzerie d’Italia”;
 
_ a conclusione della cerimonia, dalle ore 13.00, avrà luogo la degustazione dei vini migliori di ciascuna delle classifiche proposte dalla guida “I Vini d’Italia 2018”.
 
Nel pomeriggio, a partire dalle ore 14.30, sarà battuta l’ormai celebre asta di Vini Pregiati e da Collezione organizzata annualmente in questa occasione da Pandolfini Casa d’Aste. Appuntamento anche questo imperdibile per gli operatori del settore e per i cultori dei grandi vini, in virtù del catalogo che presenta una selezione speciale di preziosi lotti suddivisi in vini italiani e francesi: il catalogo dei vini francese offre un’apia selezione di bottiglie – Borgogna, Bordeaux e Champagne – e saranno presenti tutti i Domaine e gli Château più prestigiosi; tra i vini italiani, un catalogo particolarmente ricco di bottiglie di pregio, tra cui molti Supertuscans di varie annate e i grandi piemontesi. L’asta continuerà il giorno seguente (20 ottobre) negli storici saloni di Palazzo Ramirez Montalvo di Firenze: nella mattinata, andranno all’asta i vini appartenenti a un’unica proprietà, con una cantina che racchiude tutte le eccellenze italiane. Nella sessione pomeridiana saranno invece presenti in catalogo più proprietà italiane di appassionati collezionisti che hanno conservato le proprie bottiglie nelle migliori condizioni.
 
Fabrizio Del Bimbo

sabato 5 agosto 2017

Il Conegliano Valdobbiadene si prepara alla vendemmia 2017



Fervono le attività tra i filari dell'area Conegliano Valdobbiadene DOCG, dove si lavora instancabilmente per le ultime operazioni viticole utili a garantire le migliori condizioni per il completamento della maturazione delle uve e quindi per prepararsi alla vendemmia, che al momento si prevede inizi la prima settimana di settembre, leggermente in anticipo rispetto allo storico della Denominazione.
Proprio per le caratteristiche del territorio, contraddistinto da pendii molto ripidi e da saliscendi difficilmente accessibili ai macchinari, il lavoro dei vignaioli è molto più intenso e il tempo trascorso nei vigneti molto più lungo, rispetto allo stesso lavoro in zone pianeggianti. La stessa vendemmia, chiamata per questo "eroica", rappresenta il momento di massima ingegnosità dei viticoltori del territorio. 





Andamento climatico nella Denominazione 


Dopo un inverno e un inizio di primavera piuttosto secchi l'andamento pluviometrico si è riportato nella media delle ultime annate grazie alle piogge di fine aprile e inizio maggio. La relativa siccità invernale è stata quindi compensata a primavera, riportando i millimetri di pioggia caduti nella media storica. Marginali i danni per il gelo sulle colline e solo due ristrette aree sono state interessate dalla grandine. A questo proposito il Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG è intervenuto chiedendo agli organismi pubblici competenti la relativa mappatura affinché sia riconosciuta la riduzione della resa delle uve per ettaro nelle aree che hanno subito danni.

"Fuori dalla media invece il caldo estivo, che però, grazie alle precipitazioni verificatesi anche durante il mese di luglio, sta garantendo un regolare avanzamento della maturazione delle uve" - dichiara Leone Braggio, consulente dell'ufficio tecnico-vinicolo del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG - "Decisamente favorevole è stato poi il periodo a cavallo della fioritura, con una pressione sanitaria nettamente inferiore a quella dell'anno scorso, cosa che ha consentito ai viticoltori di prendersi cura delle viti con maggiore tranquillità".

I prossimi focus con i viticoltori
 
Decisivi per i viticoltori i due incontri, indetti dalla Commissione tecnica del Consorzio per il 28 e 29 agosto, rispettivamente a San Pietro di Feletto e a Valdobbiadene, che hanno come obiettivo fornire i risultati delle curve di maturazione e dell'assaggio delle uve così da determinare esattamente la data migliore per iniziare la vendemmia nelle diverse aree. Al momento si prevede di inaugurare la raccolta verso la fine della prima settimana di settembre per la zona est e nella seconda metà del mese per la zona ovest della Denominazione.
Prospettive
 
"E' stato un anno impegnativo in vigna, contiamo a breve di raccogliere i frutti di tutto questo lavoro, oggi i grappoli si presentano nella loro condizione ottimale per questo periodo" - conferma Innocente Nardi, Presidente del Consorzio di tutela del vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG - "La resa complessiva della Denominazione è stimata al momento in linea con il 2016 e anche l'andamento dei prezzi delle uve mostra una situazione stabile. Siamo fiduciosi di riuscire anche quest'anno a soddisfare la domanda degli amanti del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore qualitativamente e quantitativamente.






Il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG è l'ente privato, nato nel 1962, che garantisce e controlla il rispetto del disciplinare di produzione del Prosecco Superiore DOCG. Lo spumante prodotto sulle colline tra Conegliano e Valdobbiadene (TV) ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata nel 1969 e la Denominazione di Origine Controllata e Garantita nel 2009. Il territorio di produzione comprende 15 comuni: Conegliano, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, San Pietro di Feletto, Refrontolo, Susegana, Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Follina, Miane, Vidor e Valdobbiadene. Il Consorzio, attualmente presieduto da Innocente Nardi (nella foto), ha sede in località Solighetto a Pieve di Soligo, raggruppa 178 case spumantistiche e tutte le categorie di produttori (viticoltori, vinificatori e imbottigliatori). Opera principalmente in tre aree: la tutela del prodotto, la sua promozione e la sostenibilità della produzione, in Italia e all'estero, dove promuove la conoscenza del prodotto attraverso attività di formazione, organizzazione di manifestazioni e relazioni con la stampa.

Nicoletta Curradi

venerdì 4 agosto 2017

Consorzio Vino Chianti: viti "resistenti" alle malattie, per vini di qualità e più sostenibili

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Viti resistenti, capaci di difendersi dalle malattie, grazie al loro dna migliorato che mantiene però tutte le caratteristiche di aroma, profumo e gusto dei propri “genitori” merlot, chardonnay, cabernet-sauvignon e anche sangiovese, la discendenza “forte” di quest’ultimo è in via di sperimentazione in Toscana dove però il nuovo vitigno è ancora in attesa di autorizzazione.

Se ne è parlato durante il seminario di aggiornamento organizzato dal Consorzio Vino Chianti alle Cantine Leonardo a Vinci (Firenze), durante il quale si è tenuta una degustazione dei vini perlopiù friulani derivanti dalle viti resistenti, guidata dal presidente della sezione toscana dell'Associazione Enologi Enotecnici, Ivan Giorgio Tarzariol che commenta: “Si tratta di vini interessanti dal punto di vista qualitativo, dal gusto pulito, che rimanda alla loro origine. Attendiamo ora di vedere se le stesse caratteristiche varranno per i vini prodotti in Toscana”.


Le viti resistenti sono il risultato di un lavoro che è iniziato nel 1998 in collaborazione dell’Università di Udine, dell’Istituto di Genomica Applicata con Vivai Cooperativi Rauscedo. Il programma di miglioramento genetico ha portato a una nuova serie di vitigni ibridi, che hanno una maggiore resistenza a malattie crittogamiche come peronospora e oidio e permettono una coltivazione più sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che da quello economico: con l’utilizzo dei vitigni resistenti si risparmia in prodotti fitosanitari, è stato calcolato che ne servono circa l’80% in meno per un risparmio di mille euro circa per anno/per ettaro. 




Il viticoltore può coltivare solo se il vitigno è autorizzato e le autorizzazioni alla coltivazione sono arrivate per il momento solo in Veneto e in Friuli.  Il Consorzio Vino Chianti chiede alla Regione Toscana di inserire la vite resistente tra le piante coltivabili per dare il via alla produzione in campo: “Il Consorzio è aperto all'innovazione, alla ricerca e alla sperimentazione – spiega il direttore del Consorzio Vino Chianti Marco Alessandro Bani – in queste tre parole rientra anche l'esperienza del vitigno resistente alle malattie che va provato in pieno campo, solo così avremo risposte certe sulla idoneità della produzione. Per fare questo serve l'autorizzazione che hanno dato Veneto e Friuli”.

Bani spiega che questa sperimentazione dimostra di avere molti vantaggi, “vengono utilizzati per questi vitigni meno prodotti di quanti ne servono nella viticoltura biologica” e tiene a precisare il direttore del Consorzio: “Qui si parla di incroci di vitigni, “ibridi interspecifici”, per la precisione, niente a che vedere con gli ogm”.

Nicoletta Curradi